C'era una volta?

Tutto ebbe inizio…

Si, una cosa simile. Una storia d’amore va sempre raccontata con un buon esordio, non pensate?

 

Un ormai lontano maggio 2018, si parla di una vita professionale poco gratificante, fatta di delusioni e pochi stimoli (mannaggia!).

 

Voi la conoscete Ilaria? Se non la conoscete, dovreste!

Ilaria è fonte di “stimoli sensati”. Lei potrebbe essere tranquillamente la principessa Leila e Maestro Yoda insieme.

“No, provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare” – questo era il significato delle parole che mi disse guardandomi con quegli occhi verdi accesi di novità e un mezzo sorriso beffardo, una mattina di maggio mentre ci trovavamo in macchina. Avevamo deciso di prenderci un po’ di tempo per stare insieme, non lo facevamo da molto – troppo – tempo e sapevamo che quella mattina fosse carica di energia, di quella che fa star bene, quella che riaccende le passioni.

 

Lo dice con un tono da ribelle, quasi da sfida, perché sa che è l’unico modo per suscitare in me interesse e farmi reagire a una situazione ormai stagnante.

E così in un paio di ore nascono idee pazzesche, di quelle che non ti fanno dormire la notte per l’entusiasmo.

Si fa? – le chiedo

Si, si fa. È la tua strada, l’hai sempre rincorsa. Adesso svegliati da questo torpore e pianifica. – mi dice lei, sapendo che l’unica cosa che non ci manca è il coraggio. 

 

Ok, si fa.

Gli anni trascorsi a parlare di e-commerce, di profumi (la mia passione) e di scarpe (la sua), di brand con cui collaborare, la voglia di vivere a fondo il mondo della moda senza aver alcuna conoscenza, quella di inseguire un ideale, una forma femminile perfetta, l’eleganza e il gusto che ci hanno insegnato mamma e papà, si tramutano in pochi mesi in qualcosa di davvero concreto.

Questa volta non si sogna soltanto, si fa.

Le settimane passano e l’idea comincia a prendere sempre più forma nelle nostre teste. Discutiamo di tutto, facciamo ricerca, telefonate, creiamo contatti, mandiamo decine e decine di mail, compiliamo file Excel a notte fonda, condividiamo messaggi, immagini… non ci perdiamo nulla.

 

Portiamo l’idea anche in famiglia e questa cosa piace. "Avanti", ci viene detto. E allora il progetto cresce davvero, perché ora a crederci si è in molti di più e le energie si duplicano così come le idee.

Le scelte fatte sono tutte di pancia e allora si respira armonia.

 

Siamo a dicembre e il progetto però non ha un nome. Pazzesco, direte. Già!

Dare il nome a qualcosa, a qualcuno, è un’impresa complessa. Non è immediato, non è qualcosa di razionale. Vi è mai capitato?

Abbozziamo qualcosa, qualsiasi nome o idea ci passi per la testa, ma nulla ci convince.

 

Poi un pomeriggio, nella disperazione, Ilaria condivide una canzone e consiglia ‘a tutto volume, non è magnifica?’.

Titolo “agape” dei Bear’s Den.

Ascoltiamo la canzone, le parole, il ritmo… è una canzone d’amore, una richiesta di soccorso, ma anche di speranza, di fiducia.

“E se fosse àgape? Trovo questa parola bellissima” dico a Ilaria. Immediatamente lo vediamo scritto, l’immagine in testa funziona, il concetto e quello che vorremmo trasmettere si percepisce.

 

Ed è fatta.

 

àgape è LA forma d’amore per eccellenza, quella che non passa mai di moda, quella che ci si augura di vivere almeno una volta nella vita. L’unica volta che ci è concesso davvero di provarlo.

àgape è vita, è tutto ciò che di razionale non è. Le scelte fatte di pancia sono le migliori e non bisogna mai vergognarsi di osare.

àgape è una scatola rossa, àgape è puro istinto, coraggio. Qualcosa di insolitamente armonioso e attraente.

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